RECENSIONE: IL CERCHIO E TUTTA UNA SERIE DI COSE SULL'INTERNET CHE SAPEVAMO GIÀ

Se recentemente vi è capitato di fare un salto in libreria, sicuramente avrete visto esposto sugli scaffali in bella vista questo libro qui. 

"Il Cerchio", uscito nel 2013, ha infatti visto nuova luce negli ultimi tempi grazie alla trasposizione cinematografica ad opera del regista James Ponsoldt, già noto per "The End of the Tour", film che racconta l'amicizia tra il giornalista David Lipsky e David Foster Wallace e che se non avete ancora visto, vi conviene guardare.

Su "The Circle" versione film si potrebbero dire molte cose. Come ad esempio che quattro scene di Emma Watson che pagaia sono troppe, oppure che dalla collaborazione sulla sceneggiatura tra un regista e un autore di questo calibro ci si aspettava di più. Ma per ora limitiamoci a "The Circle" versione libro. 

"The Circle” è sicuramente figlio dei nostri tempi ed è liberamente ispirato da quei romanzi dispotici come "1984", con la differenza che se “1984” è un romanzo distopico in tutti i sensi, in quanto quando fu scritto nel 1948 andava a immaginare un futuro completamente diverso dalla realtà, la società sullo sfondo de “Il Cerchio” non è poi così diversa dalla nostra.  

La trama.
Al centro ci sono le vicende di Mae, una giovane ragazza che viene assunta al Cerchio, un'azienda immaginaria - ma che chiaramente strizza l'occhio a una di quelle che si possono trovare nella Silicon Valley, pensate ad esempio a un incrocio tra Google, per l’estensione dei servizi, e al modo in cui si interagisce su Facebook o su gli altri social network - che si occupa di ciò che ha a che fare con la gestione delle informazioni sul web, tutto sempre nel nome della trasparenza.

Inizialmente riluttante, non passa molto prima che Mae resti completamente affascinata da questo nuovo ambiente: caratterizzato da edifici moderni, open space avveniristici, feste che coinvolgono tutto il personale ogni weekend e così via, sembrerebbe proprio il posto ideale dove tutti vorrebbero lavorare. 

Attraverso alcuni episodi più o meno fortuiti che le permettono di passare in poco tempo dalla Customer Experience a incarichi più prestigiosi, Mae viene coinvolta in un programma che la vede impegnata a vivere 24 ore su 24 con addosso una telecamera per mostrare a tutti i suoi follower quello che fa e che la trasparenza professata dal Cerchio non è solo una mera parte della mission dell’azienda, a una realtà concreta.

Il problema.
Inizia quindi a delinearsi quello che è il problema principale con questo personaggio e con il libro. Mae è debole. Mae è un po' come tutti noi. Cerca approvazione tra i suoi follower e più ne riceve, più ne sente il bisogno. Mae è quella che, quando il pubblico la vota per gioco durante una conferenza con il 97% di smile e il 3% di frown - che tradotto significa 368 voti negativi su 12.318 votanti, percepisce questa minoranza come "368 persone che evidentemente nutrivano per lei un odio profondo, tale da spingerli a premere un bottone" e inizia a pensare che queste 368 stiano complottando di ucciderla e possano mettere in atto il loro piano di vendetta da un momento all’altro. 

Se da un lato Dave Eggers riesce nell’impresa di descrivere bene quello che è il comportamento tipico e piuttosto comune al giorno d’oggi di una qualsiasi persona che può essere considerata social addicted, ma anche senza spingerci così oltre, chiunque frequenti il mondo virtuale con tutte le smanie di grandezza che ne derivano e paranoie annesse, dall’altro non riesce ad aggiungere niente di nuovo parlando di una società moderna come la nostra e immaginandola alle prese con un’azienda che punta al controllo di internet.

Con l’inserimento e lo scambio di sempre più dati sensibili su internet la privacy di tutti è a rischio? Sì. Lo sapevamo già? Sì. L’uso di internet e la condivisione a tutti i costi può avere effetti negativi? Sì. C’era bisogno che Dave Eggers ci facesse un libro sopra? No. 











  


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